Benvenuti nell’era Trump

L’appena trascorso fine settimana ci ha lasciato in mano una sensazione di amaro che forse da tanto molto tempo non sentivamo provare. Il discorso di insediamento alla presidenza degli Stati Uniti d’America di Donald Trump ha superato ogni aspettativa sul terribile ed il vergognoso che avrebbe potuto essere. Mr Trump é semplicemente riuscito a fare più schifo e contemporaneamente a far più paura di quanto ogni nostra terribile e tremenda aspettativa ci portasse a temere. E fino a qui, niente é bene.


Il primo giorno di insediamento al governo della più potente nazione al mondo, gli argomenti lgbtq, climate change e immigrazione del portale web della Casa Bianca sono stati oscurati. La prima mossa del neo eletto presidente é stata quella di firmare un ordine esecutivo che alleggerisse, con il fine di abolirlo, l’Obamacare – la riforma sanitaria fortemente voluta da Obama e che in un anno e mezzo ha dato copertura a 13 milioni di americani in più. Da ieri, 21 gennaio 2017, il sito web della Casa Bianca non é più disponibile in lingua spagnola, la seconda lingua più parlata negli USA, cui versione era stata introdotta nel 2012.
Donald Trump si é seduto su una sedia d’oro dalla quale ha pronunciato parole che sembrano scritte da un esponente del Ku Klux Clan. Ha parlato della grandezza dell’America, della difesa della patria dai sudditi e soldati americani, di Dio. Mentre fuori dalle sue porte Washington bruciava di rabbia per aver ufficialmente iniziato un periodo che presumiamo sarà tra i più neri della storia degli Stati Uniti d’America, il presidente muoveva i suoi primi passi al ballo inaugurale con la sua splendida first not american lady, scabrosamente vestita in stile Jaqueline Kennedy.
Aldilà del valore politico che ha l’elezione di Donald Trump, del tipo di voto che esprime e del disegno sociale che ci consegna – tutti parecchio analizzati negli ultimi mesi – a questo punto arrivano i fatti.
Donald J. Trump é ufficialmente il presidente degli Stati Uniti d’America, una nazione cui potere sulle altre supera di gran misura la nostra conoscenza non che comprensione, ed i fatti, quelli che arrivano ora, ci riguardano molto più di quanto possiamo credere.
Perché la difesa della patria quando espressa dal presidente della nazione più potente al mondo, significa giustificazione dell’inasprimento dei conflitti in territori alieni alla patria da difendere. Che nel classico calcolo del 2+2 vuole dire “Mo famo la guerra”.
Ora io che non sono una storica e che a fare 2+2 invece sono piuttosto bravina, mi provo ad immaginare lo scenario che si presenta. E penso a sta cazzo di difesa della patria.
Alle vite che verranno sacrificate per giustificare il diritto al profitto degli 8 uomini più ricchi del mondo di cui si parlava qualche giorno fa su tutti i giornali; penso alla chiusura dei confini e al potenziamento delle barriere. Alla gente che per arrivare qui morirà in terra, creperà in mare.
Penso anche a cose più banali.
Penso a ieri che dicevo “Mi piace di Madrid che mi faccia sentire bene e che mi tolga quella terribile sensazione perenne che vivo da sempre di sentirmi una straniera ovunque sia stata.” E a stamattina, che mi sono messa a fare l’application per fare il visto per andare qualche giorno a Londra per lavoro e che in un momento invece sono tornata al mio solito stato emozionale, quello che provo ogni volta che mi accorgo del complesso e costoso che é un banale visto per spostarsi da un paese ad un altro. Quanto insensata e complicata sia la burocrazia che ti consenta il circolare.
Penso alla difesa della patria di Trump. Alla giustezza dell’essere americano, cittadino vero di un territorio. Alla supposta non giustezza di quando in un posto ci sei finito e però non vivi il diritto come gli altri. Come quei cittadini veri là.
E in questo pensiero così banale mi sale una rabbia, così complessa da spiegare, così difficile da esprimere a parole che l’unica cosa che mi verrebbe da dire é considerata oggi passibile di affiliazione terroristica in quasi tutti i paesi del nord del mondo.
Allora mi fermo, respiro, mi organizzo. Capisco come fare per arginare le leggi che proteggano la sacra patria, sia essa America o Europa, e vado avanti.
Penso a Trump, al potere che ora ha in mano, ai passi più o meno lenti che potrà compiere per difendere la sua patria.
Rabbrividisco pensando a quanto e come questo si rispecchierà nella nostra vita. Nella mia. In quella di un qualsiasi ragazzino di origini mussulmane che si sbatte per arrivare alla fine della sua giornata. Penso a questo ragazzino e in ogni istante ed ogni secondo spero abbia la forza per fermarsi e ragionare. Non sentirsi straniero, non provare la sensazione di essere escluso. Avere la forza di trovare il modo per arginare questo delirio che sta per arrivare. Avere la forza per essere più forte del male.
Donald J. Trump é ufficialmente il Presidente degli Stati Uniti d’America e niente va bene.

di Adisa Raljevic