Non é stupro quando lo dico io

In Italia – e ahimè non solo – vi é un problema significativo con la parola “stupro”. Vuoi perché la questione dello stupro sembra sia diventata un tema da salotto della Barbara D’Urso fatto sta che ognuno dice la sua, opina su quanto sia più o meno non consenziente un atto sessuale, valuta gli usi ed i costumi della vittima in questione, tipo dire quanto beve e quanto si droga e quanto non dovrebbe farlo oppure attraverso consigli non richiesti di stampo fashionista sulla lunghezza della minigonna e sulla cortezza del top. L’atto ruota sempre attorno a considerazioni che in molte poche occasioni partono dal punto di vista della vittima. Perché una vittima per poter dire liberamente di aver subito violenza sessuale non consenziente prima deve attraversare una serie di ostacoli costituititi da interrogativi quali “me la sarò cercata?”, “ero provocante?”, “sono uscita troppo tardi la sera?”, “forse non dovevo bere”, “dai vabbé io non ne avevo voglia però alla fine non succede nulla”.

La vittima in questo turbinio di motivi per credere di essere lei il problema e non il violatore, finisce per assolvere il suo carnefice, lasciando le statistiche del nostro paese piene di percentuali alte di violenze non denunciate.

Ecco che in questo contesto si inserisce invece il fatto dell’altra notte dove a subire una violenza sono due giovani ragazze americane da parte di due carabinieri. È inutile – o forse no in questo paese di leggerezze – ricordare che uno stupro da parte di un uomo delle forze dell’ordine non solo non dovrebbe avere le attenuanti che da una settimana sentiamo usare, ma che assume una dimensione di maggiore gravità, se consideriamo il fatto che le forze dell’ordine dovrebbero tecnicamente garantire la sicurezza dei cittadini. Quindi é grave e molto che il solito Salvini o chi per lui usi il condizionale quando dice che i due potrebbero solo essere due mele marce, per altro previo verifica dell’attendibilità di quanto dichiarato dalle ragazze. Perché di mele marce questo paese ne é pieno, di uomini delle forze dell’ordine che per esempio nelle periferie delle grandi città stuprano le prostitute che lavorano nelle strade, senza essere nè puniti loro nè espiate le mele marce dalle forze dell’ordine.

Giova ricordare forse che a stabilire se un rapporto sessuale sia stato più o meno consenziente dovrebbe essere la persona o le persone in questione e che non ci sono delle regole scritte sempre vere.

C’é una tendenza da parte del mondo maschile di oggettivizzare la sessualità delle donne in un senso o nell’altro che francamente fa di noi o delle zoccole o delle bamboline intoccabili. Entrambi questi atteggiamenti finiscono per disegnare delle regole d’ingaggio che non solo ci stanno strette addosso ma va detto ad alta voce, hanno rotto il cazzo.

Non é vero che se sono ubriaca e faccio sesso con un uomo il sesso non é mai consenziente. Tanto quanto non é vero che se sono una ragazza molto molto liberale voglia dire che sia disposta a fare qualsiasi cosa con chiunque in un letto. Le etichette che stabilite da qualcun altro designano la nostra sessualità, sono pane per quel modo assolutamente inesatto e poco maturo che in Italia rappresenta l’insegnamento e l’apprendimento dell’educazione alla sessualità ed il rispetto tra generi. Perché ad un ragazzino non gli va insegnato che deve rispettare la signorina. Non solo. Un ragazzino – come una ragazzina del resto – deve imparare che il linguaggio sessuale si costruisce in forma dialogica e che ognuno ha crismi, regole, necessità e pratiche diverse sulla base delle quali costruire un rapporto sessuale soprattutto quando occasionale. Ai ragazzi forse andrebbe appunto insegnato di stabilire un contatto con la persona di cui siano certi della volontà per poter fare liberamente e consenzientemente sesso e non di dover trattare una donna come una principessa intoccabile. Perché a decidere quanto e come toccare una donna, non deve essere l’opinione altrui, deve essere la volontà della donna stessa.

Questo discorso però riguarda un aspetto più ampio connesso alla cultura e alla società odierna dove nonostante le gogne accusatorie di molti, il più alto tasso di violenze sessuali riguarda ancora persone che non sono sconosciute alla vittima.

Altra questione é poi quella del fatto in particolare; la volgarità delle parole di chi difende a spada tratta i due carabinieri trovando improbabili assoluzioni del fatto proprio perché commesso da due uomini delle forze dell’ordine é disgustosa. Inutile dire che per uno stupro da parte di un immigrato siano tutti stupratori mentre per quello del carabiniere ci siano solo mele marce, é un meccanismo di populismo che di nuovo ancora vede le donne essere sfruttate – anche nel loro dolore – per le campagne elettorali di vermi che non solo non hanno la più pallida idea di quanto dolore arrechi uno stupro; quel che é ancora più grave non ne hanno proprio l’interesse. I vari Salvini e compagnia bella che oggi usano il condizionale per valutare l’eventuale reale stupro da parte dei due carabinieri ritenendo non sufficientemente valida la dichiarazione delle due ragazze americane, mi fa rivoltare di rabbia come umano e come donna perché mi vede di nuovo territorio della speculazione di un interesse a me alieno e di un’idea a me estranea. Detto banalmente uomini che usano le donne per il loro tornaconto personale. In perfetta linea con la prevaricazione di un soggetto su un altro.
Cambiare rotta significa quindi anzitutto rifiutare questo modus operandi. Rigettare la logica della negazione e dell’opportunismo di terzi che pretendono di stabilire per noi che cosa sia più o meno giusto sul nostro corpo. Significa uscire dal terrore dell’uomo nero che nella notte ci stupra, tanto quanto significa sentirsi libere di fare sesso nella notte proprio con l’uomo nero. Significa insegnare alle future generazioni che la libertà, qualsiasi essa sia sessuale o meno, non ha colori e non ha passaporto. Che le donne, sono le uniche a dover stabilire se sia stato volontario o meno ciò che hanno vissuto ma che per poterlo fare hanno necessità di sapere, di conoscere e conoscersi, di costruire la struttura della loro persona secondo regole che mettano in cima alla lista i bisogni dell’essere umano, non le necessità del politico o dell’uomo di turno.

Tutto il resto é barbarie. Umana, politica e sociale.