Narrazioni in fermento: tessere l’indipendenza

Progettare un festival è come tessere una tela. Si prendono fili di idee, all’inizio ancora avvolti nei loro rocchetti.

Se ne immagina il disegno, prima di iniziare, e si scelgono i fili che più si ritengono adatti; che il sarto sia maestro o sia invece principiante, tutto parte insomma dalla fine. Allora li si inizia ad intrecciare, finché trama e ordito non cominciano ad assumere un senso e un’immagine.
Per noi di Arvultura, che siamo dei sarti inesperti, si è trattato innanzitutto di sperimentare. Se il disegno è stato, fin da subito, chiaro – volevamo portare a Senigallia, il libro e la discussione – la tecnica è stata invece tutta da imparare.

Tre anni fa, era il 2015, la tela ci si è svolta tra le mani e a dispetto di tutti i tentativi di rammendo, non ce l’abbiamo fatta. È andata meglio l’anno successivo: abbiamo imparato dai nostri errori e questa volta i nostri sforzi hanno creato “Narrazioni e Arvutura in Fermento”. Avevamo messo insieme due cose che ci piacciono, la birra (artigianale) e i libri, rivisitando a modo nostro la nota formula book&wine. Ne abbiamo fatto un book&beer che ci è parso più adatto a come siamo fatti noi.

Allo stesso tempo abbiamo deciso che un festival, da solo, non ci sarebbe bastato. Durante l’inverno del 2017 abbiamo organizzato i “Venerdì in BI.LI.CO”. Una volta al mese, da febbraio a maggio, abbiamo incontrato autori e produttori di birra facendoci accompagnare da buona musica. Quello che abbiamo fatto, insomma, è stato tracciare un percorso che portasse avanti quanto costruito con il festival e che ci permettesse di arrivare insieme all’anno successivo, ovvero a “Narrazioni in fermento”. Fondamentale in tutto questo percorso di più di due anni e per il futuro, è la collaborazione del dottorando in letteratura Marco Zonch, che infatti cura i contatti con gli scrittori e le presentazioni.

Tra i tanti ospiti ne citiamo alcuni: il collettivo di scrittori Wu-Ming e il loro laboratorio per bambini “Cantalamappa”; il cantante Colombre che ha per la prima volta suonato il suo album “Pulviscolo” nella città che l’ha visto crescere; lo scrittore marchigiano Angelo Ferracuti, che ci ha raccontato delle trasformazioni del mondo produttivo e della sua Fermo dopo l’omicidio di Emmanuel; il mastro-birraio Matteo Tomassetti, che ci ha condotto lungo i sentieri della lavorazione del luppolo; Lorenzo Tobia, che ci ha permesso di degustare la selezione di vini naturali della cantina trentina Furlani; Maurizio “Zabumba” Beni e tutti i birrifici per l’incessante lavoro durante questo anno.
La tela che abbiamo creato, il risultato d’intersezione dei suoi fili, parla di indipendenza. Indipendenza intesa come capacità di decidere liberamente sul prodotto del proprio lavoro. Come capacità di essere liberi e autonomi dalle logiche prettamente economiche del mercato della cultura e dell’intrattenimento. In fondo è un tessuto fatto con gli stessi fili che guidano l’Arvutura nella sua prassi politica.

Nonostante siamo solo alla seconda edizione, crediamo che il festival abbia stoffa da vendere e la sua fattura è stata apprezzata da tutti quelli che vi hanno partecipato. I vostri complimenti, le vostre critiche e gli incoraggiamenti ci hanno ripagato pienamente delle ore e dalla fatica profuse. Proprio per questo, già da questo autunno, ri/cominceremo a lavorare su nuove trame e nuovi orditi, verso Narrazioni in Fermento 2018.