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’80 L’inizio della Barbarie, una recensione

di: Una partecipante al dibattito

Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla.
Ascolto lo scorrere del tempo.
Questo è il tempo. Familiare e intimo. La sua rapina ci porta. Il precipitare di ore, secondi, anni ci lancia verso la vita, poi ci trascina verso il niente…Lo abitiamo come i pesci d’acqua. Il nostro essere è essere nel tempo. La sua nenia ci nutre, ci apre al mondo, ci turba, ci spaventa, ci culla.
Eppure le cose sono più complicate. La realtà appare diversa da come appare: la Terra appare piatta, invece è una sfera; il sole sembra roteare nel cielo, invece siamo noi a girare. Anche la struttura del tempo non è quella che sembra. È diversa da questo scorrere uni forme universale.

(Carlo Rovelli, L’ordine del tempo)

Anni ’80: un tuffo. Sprofondi in un’epoca e ne riemergi. Un po’ stordito forse. Stordito e confuso. Capire un periodo. Niente di più difficile. Ma è solo quando si pone la fine a questo periodo che può iniziarne la comprensione. O per lo meno il tentativo. Perché quando un processo è ancora in atto e lo si attraversa non lo si può capire, poiché se gli accadimenti sono in corso, non possono essere valutati in relazione a ciò che è accaduto prima (le cause) e a ciò che hanno provocato dopo (le conseguenze). Serve un limite: e il limite arriva. Bisogna aspettare molto più di un decennio.

E la matematica diventa un’opinione!

Vittoria di Pisapia sulla Moratti a Milano: “Ieri per la prima volta dopo tanto tempo sono finiti gli anni ’80! (L’amaca di Michele Serra, 30 /05/2011). Lo stesso giorno Gramellini scrive: “Ieri gli anni ’80 sono finiti. Raramente un decennio è durato così a lungo.!” Che sia un caso o meno poco importa, sta di fatto che nello stesso giorno due testate giornalistiche collocano la fine degli anni ’80 nel 2011, dilatando lo spazio temporale dai suoi confini cognitivi. Prima cosa buffa! Il perché è da capire…

Anni ’80: una definizione. Trasformazione. Processo in fieri. Cambiamento. Prologo a una storia che deve essere ancora scritta. Ma che diventa reale. Diventa oggi. E il contenuto di quel cambiamento non ha bisogno di parole per essere spiegato. Bastano alcune immagini. Basta un salto indietro con la memoria. Una memoria che ti ripropone lo sdoganamento politico tra nord e sud, da cui non ci siamo più liberati, gli striscioni contro i terroni di Lega Veneta ’83 e poi il razzismo vero, i primi “negri”, “i vù cumprà” così come li chiamavamo noi. E storie tristi, di cui nessuno parla, di questi “negri” ammazzati e bruciati vivi. Si discute della questione meridionale, del conflitto nord-sud, della situazione dei migranti; sono gli anni dell’euro-missile e della nascita del partito dei Verdi. Sono gli anni della Tatcher e di Reagan, di un impero in cui l’Italia resta ai margini. Ma è pure in atto una conversione, una transizione di cui non ci si rende subito conto. Gli anni’80 sono anche gli anni della cultura dell’imbellettamento, della lampada, della forma fisica, della palestra… Non è un caso che a Mirafiori proprio in quel periodo avvenga la dismissione del ciclo produttivo, l’automatizzazione del lavoro che sostituisce il braccio dell’uomo con la macchina. E la fabbrica non è più il luogo dove si discute di paghe, contratti, diritti, lotte sindacali, ma di Platinì, di Bacher e dell’Avvocato Agnelli! L’avvocato Agnelli! Arbiter Elegantiarum! Diventa un modello da inseguire, un connubio di eleganza e denaro che tutti vorrebbero! Non è un caso che Cristopher Lasch pubblichi proprio nel ’79 La cultura del narcisismo, un titolo che ben anticipa con lungimiranza i cambiamenti strutturali in atto nella società di quel periodo. Complice il boom economico. La società di massa sta sempre più delineando il suo volto. Industria che produce. Produce in abbondanza e in superfluo. Cittadino che acquista. Diventa consumatore e acquista l’inutile. Consumatore che viene persuaso ad accumulare oggetti non necessari, a spendere per cose che non servono. Ma ci pensa la pubblicità a questo! Si aprono le porte alla televisione commerciale che entra nelle case degli italiani a darci il tormentone. E così nascono nuove rubriche, come “Mai più senza!” di Michele Serra (come dimenticare lo scopino del wc con la melodia!!) o “Astra”, un quotidiano di astrologia edito da Rizzoli che ha avuto un successo clamoroso perché ha intercettato un bisogno dei lettori. Dalla lotta sindacale e dall’impegno politico si passa al disimpegno per dare spazio a tutto ciò che è superfluo e superficiale. Il resto poco conta. Tutti omologati. Ecco a voi la società di massa! Fin qui il ciclo è semplice da capire. Ma poi accade qualcosa….

Anni ’80: un nome! Ahimè, sarebbe meglio non scriverlo quel nome per non dargli un eccesso di importanza, eppure diventa impossibile farlo. Quel nome è Berlusconi. Diventa un marchio, un elemento di identità, un timbro indelebile…basta ascoltare il racconto di qualsiasi italiano all’estero che, rispondendo Italia alla domanda “da dove vieni?”, si è sentito rispondere “Berlusconi!”

Ma Berlusconi tutto è, tranne uno stupido e cavalca l’onda appena gli si presenta l’occasione. E l’occasione arriva. Giampaolo Fabris, sociologo e docente ordinario dell’Università di Trento, studia l’Italia sulla base della sua propensione al consumo. Individua otto segmenti. Berlusconi percepisce, capisce, coglie l’attimo! Il carpe diem di Orazio diventa realtà! Il grande Silvio mette su canale 5 un programma di sociologia. Otto puntate; ogni puntata un segmento. Prima puntata: si inizia con uno strike sicuro! Segmento che riguarda un profilo basso, di anziani, pensionati, di chi ha un reddito modesto. È chiaro che poi alle interviste di Candid Camera (anni ’87), alla domanda “chi è il personaggio tv preferito?”, ancora una volta Silvio surclassa tutti, da Baudo alla Carrà a Carmen Russo… E a dare queste risposte sono proprio i pensionati, i giocatori di bocce, ecc… Qui viene intercettato un potenziale elettorato. Grande intuizione! E il resto è storia…

Non ci si deve poi stupire, se proprio in quegli anni una nuova dimensione entra in Italia, una dimensione che cattura, rapisce e occupa la testa, i discorsi, i pensieri degli italiani più di altri problemi, quelli veri, concreti, reali. È la dimensione del PRIVATO! Della vita intima, segreta, personale altrui.. che diventa pericolosamente pubblica! Ma questo miscuglio tra pubblico e privato piace agli italiani! E lo dimostrano ancora una volta le date e i numeri! È il 13 settembre del 1978, Corriere della Sera, prima pagina : ” Morire d’amore, ma ne vale la pena?.” Boom di lettori. A sorpresa! Ma non si può non cogliere l’occasione…per questo seguiranno negli anni drammatici dell’Italia di Moro e delle Brigate Rosse… storie di amori, adulterio, amanti, storie che parlano di “cosucce”, ma che hanno un enorme successo! Si sposta l’attenzione dai casi di terrorismo a storie di carne e passione.

E poi siamo negli anni ’86 quando Radioradicale inizia a trasmettere gli interventi dei radioascoltatori senza filtro. Ed esce la pancia del paese, arriva di tutto, dagli insulti alle bestemmie, si scopre un’Italia senza filtro, l’Italia del commento qualunquista che spesso perde il buon senso! Ma anche questa è stata una strategia. Una strategia che ha fatto centro! Non si spiegherebbe poi il Grande fratello, l’occhio estraneo che spia in silenzio la tua privacy e la porta nelle case di tutti gli italiani, fino ad arrivare all’epoca di internet, del tablet, del wi-fi ovunque, dei social… E qui mi fermo. È già un’altra storia.
Anni ’80: l’inizio di un qualcosa. Di quel che siamo oggi. Di quel che potremmo diventare. Che qualcuno ha voluto definire l’inizio della Barbarie!