Narrazioni in Fermento 2017 – giorno uno

Alle 18.30 di venerdì 16 giugno si sono aperti i cancelli della seconda edizione di Narrazioni in Fermento 

Tutto è pronto: arrivando si passo attraverso il gate di ingresso dove prendere bicchieri e gettoni per degustare una delle oltre 20 birre artigianali portate dai birrai che hanno allestito i loro stand pronti a spillare le prime birre per l’aperitivo mentre dalla cucina si alzano i profumi dei fritti e degli hamburger che si rosolano sulla piastra.

Anche lo spazio dibattiti è completamente allestito, una lunga americana sorregge la copertura ombreggiante dell’anfiteatro completamente rimesso a nuovo per l’occasione.

Faccio un giro tra gli stand allestiti dalle libreria indipendenti “Colonna 130” di Fano, “Sabot” di Jesi e ovviamente di “Arvultura”: 20 metri di stand, decine di case editrici differenti e centinaia di libri tra cui scegliere e farsi orientare grazie ai consigli dei librai.

Ma è ormai ora di farsi la prima birra, mi avvicino al primo stand che trovo, è quello di Birra Nostrale e saluto Massimo, l’ho conosciuto qualche mese fa sempre qui all’Arvultura ed ora è un piacere rivederlo con le sue birre dai nomi ispirati ai titoli delle canzoni dei CCCP, ma tra le spine non ha attaccata la Spara Jurij quindi mi consiglia la “Star 69” una IPA giallo oro, estiva, chiara, pulita e profumatissima (questa volta, poco fedelmente alla linea, il titolo è quello di una canzone dei REM).

Dopo le prime birre cala il sole e sul tavolo dei relatori arrivano le bottigliette d’acqua e i primi prendono posto tra il pubblico: sta per iniziare la presentazione di “Italia” ed. Del Vecchio con F.M Franceschelli.

Italia. Giorni nostri. Nessuno può essere sicuro del proprio posto di lavoro. Diciassette lettere di cassa integrazione, più una – giustificatissima – di licenziamento, devono essere recapitate ai rispettivi destinatari. La consegna di tali missive scatena una rocambolesca girandola di avvenimenti, intrecciandosi alle minute vicende di un grande centro commerciale alla periferia di una città del Sud che affaccia sul mare, dove «si parla un dialetto stretto stretto fatto di ì, ù e ò accentate». È l’imponente supermercato La Cattedrale il microcosmo in cui si snodano i destini dei personaggi.

Un apologo surreale e pulp sull’Italia, un Paese incapace di guarire da se stesso che si avvia danzando verso la propria rovina.

Sono ormai le 23 ed Vincent, Léo, Jeremy, Adrien dei Kaviar Special stanno salendo sul palco per portarci il loro psyc-garage direttamente da Rennes (FR), suonerà poi DJ RAUL DUKE e ne approfitto per farmi un fritto misto.

Dj Raul Duke è Leonardo di Monkey, altro amico conosciuto durante i Venerdì in Bi.Li.Co. un gipsy brewer (sede a Recanati e magazzino a Ravenna) che a questo festival ci porta le migliori birre della scimmia con la lacrima. Avremo tempo per assaggiarle tutte ma mi hanno appena consigliato la smoked e vado con quella.