La retorica, la politica e i paradisi artificiali – Atto II

C’era una volta una materia chiamata retorica. Questa disciplina, un’arte se vogliamo, nasce con lo scopo di presentare le informazioni in maniera persuasiva, tendenziosa, insomma non neutrale: presentare i fatti omettendo alcune informazioni, distorcerne altre, trarre conclusioni partendo da supposizioni e non da fatti. La retorica, infatti, ha come scopo quello di influenzare le persone, di convincerle, non di informarle. Ci vogliamo dunque complimentare con l’avvocato Paradisi, perché di questa disciplina è un maestro.

I suoi comunicati potrebbero difatti entrare honoris causa nei manuali di retorica. Ad esempio, in uno di essi afferma che il mercato non paga la pubblicità perché il comune ci ha concesso il “patrocinio gratuito”. A prima vista non fa una piega. Ma dove sta l’arte dell’avvocato? Prima trasforma liberamente la dicitura del documento originale, che recita “patrocinio non oneroso”, in “patrocinio gratuito”. Poi omette di specificare che il patrocinio non è oneroso – o “gratuito” come dice lui – non per noi, ma per il comune: il che vuol dire che il comune non deve avere spese e perciò esige da noi tutte le tasse pubblicitarie. Infine, aggiunge che nessun commerciante ha mai avuto un “patrocinio gratuito”, lasciando intendere che siamo dei commercianti e non i soci di un’associazione senza scopo di lucro. Come vedete, la classe non è acqua.

Se ancora dubitate del suo talento, eccovi un altro esempio. Paradisi, da bravo politico, entra in possesso di documenti a noi riservati e non recapitati. E cosa fa? Ci accusa di non aver pagato delle sanzioni che, alla nostra associazione, non sono ancora state consegnate. Naturalmente omette questo dettaglio. E conclude che, siccome non abbiamo detto di essere stati multati – e come potevamo se nessuno ce l’ha notificato – siamo dei bugiardi. Quelle finesse! Strano però che le bollette arrivino prima ai consiglieri comunali che a chi le dovrebbe pagare?!

Chiediamo, vi sembra normale, etico, legale che delle bollette vengano rese pubbliche prima di essere notificate? Vi sembra normale che ci si chieda di pagare una multa per non aver pagato qualcosa che non ci è mai stato chiesto di pagare? Se qualcuno nei gangli della burocrazia comunale non ha fatto ciò che doveva è forse responsabilità nostra?

Ma Paradisi, non è solo bravo; è un maestro e ve lo dimostreremo. Infatti, nel suo comunicato, prima si indigna che il canone di affitto e la TARI che paghiamo sono troppo bassi. Come diciamo da anni, affitto e bollette sono comprese nella cifra che paghiamo regolarmente ogni tre mesi e che è di 506,5 euro. Paradisi poi può giocare a togliere l’iva, dividere l’affitto dalle spese, sommare, sottrarre e ridividere per fare confusione in chi legge, ma la cifra che paghiamo resta sempre la stessa.

L’ispettore Zenigata de noatri, subito dopo specifica che però il problema non sono le cifre – le quali rispettano le normative comunali -, ma semmai è la nostra associazione a non meritarle, per il fatto che “non è come tutte le altre”. E perché non lo sarebbe, ci chiediamo. Primo, dice lui, perché ce ne sono alcune che non hanno un locale a disposizione. Allora, ci azzardiamo a pensare, il problema è che il comune dovrebbe cercare più spazi per le associazioni che non li hanno. No, dice lui: il problema siamo noi. Non ce li meritiamo, perché facciamo politica.

Forse solo in questo Paradisi ha ragione: la nostra associazione è diversa dalle altre. E’ diversa perché le nostre attività sono politiche e associative al tempo stesso. Perché crediamo che ogni atto, ogni azione, abbia un peso per la collettività che va al di là dell’azione stessa. Sì caro demagogo, noi facciamo politica perché vogliamo migliorare questa città, e la miglioriamo soprattutto attraverso le attività della nostra associazione, la quale è un’associazione a tutti gli effetti.

Anche Paradisi d’altronde fa politica, in quanto dietro le questioni tecnico-legali con le quali da anni presta per noi un servizio da ragioniere e da commercialista assolutamente gratuito e di cui gliene siamo grati, il suo scopo è un altro, anzi, sono altri. Certo, da buon pavone ogni occasione è buona per farsi pubblicità sperando di elemosinare qualche voto, ma questa elemosina si fonda su di una strategia politica tanto chiara quanto patetica, che si articola in due punti.

Il primo, Paradisi ci attacca perché attaccando noi pensa di attaccare Città Futura e attaccando Città Futura pensa di attaccare il Sindaco Mangialardi. Di questo trittico il primo binomio è semplicemente falso, il secondo non è semplicemente affar nostro. Certo, abbiamo un po’ di nostalgia nel non leggere più gli attacchi che Robertone faceva alla Uisp, cessati da quanto con la sua ASD sportiva gestisce un palasport cittadino. Sarà una coincidenza?

Il secondo, Paradisi vuole ottenere che la Giunta ci ritiri o non ci rinnovi la regolare concessione degli spazi che abbiamo in gestione, ricacciandoci nella illegalità e facendoci così sparire.
Roberto, quanta tenerezza e quanta ingenuità! Ma davvero pensi di riuscirci? Ma davvero pensi che la possibilità dell’organizzazione e dell’iniziativa politica sia una questione che si possa semplice affrontare e risolvere come una banale questione di ordine pubblico? Non farti così ridicolo, per favore!

Concludiamo dicendo che le dispute virtuali finiscono qui. Preferiamo la chiarezza e la schiettezza del “vis a vis”, quando in consiglio comunale si discuterà la mozione che ci riguarda.

Spazio Comune Autogestito Arvultùra