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Demasiado – recensione del libro

Il libro di Sandro Medici narra la storia di un viaggio e, probabilmente, di una intera generazione. Edito da Derive Approdi, si intitola sibillinamente “Demasiado – La crociera dei rivoluzionari mancati“.
Nel luglio del ’78 centinaia di militanti provenienti da vari Paesi europei e non, parteciparono all’undicesima edizione del Festival della gioventù comunista. Un evento tradizionalmente organizzato nell’est europeo, vista la regia sovietica del tutto, ma che nel 1978 si tenne invece a L’Avana. Cioè nella Cuba di Fidel, allora ancora nei cuori di tanti militanti della sinistra internazionale.

La penna ironica di Medici con una scrittura assolutamente gradevole ci accompagna dentro la mastodontica Sobinov, un colosso da venti tonnellate riadattato a vetusta nave da crociera. In tredici giorni di traversata e altrettanti di ritorno la vecchia Sobinov potè vedere, e sorridere sorniona, al trambusto che si venne inevitabilmente creare tra gran parte dei passeggeri e gli immarcescibili burocrati del Komsomol, grigi e autoritari guardiani del cerimoniale di bordo.

L’armata internazionalista comprendeva infatti “centinaia, forse migliaia di guastafestival. Comunisti sacrileghi, anarchici fomentati, subdoli maoisti, femministe ferocemente separatiste, pensatori indipendenti, spigolosi trotskisti in incognito, libertari irriverenti, radicali sempre e comunque, operaisti pensosi, spartachisti rancorosi, situazionisti scalzi, figli dei fiori e fumatori di mariuana, guerriglieri permanenti…”

È facile immaginare cosa questa miscela di passioni, sentimenti, rancori e ideologie varie a contatto con il programma quotidiano di sano “socialismo ortodosso” possa aver prodotto. Tanti e innumerevoli gli spassionati episodi di “guerriglia” dissacratoria che fanno letteralmente impazzire i grigi funzionari sovietici. Ma quello che in realtà ci restituiscono le pagine del libro è un sorriso amaro.

Alla fine del Festival, durato una settimana, la nave riprende la strada di casa. I venti giorni dove si è dormito poco e fatto tante altre cose si fa sentire sui giovani militanti. Il viaggio di ritorno sarà più mesto, la metafora di un momento storico ormai finito, di un sogno svanito. Gli anni ’80 sono alle porte e già si affaccia l’ombra del riflusso e del disimpegno. Resta il ricordo del “demasiado”, quel desiderio incontenibile che ha cullato per anni l’utopia di intere generazioni.