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La salute è un diritto, basta fondi alla sanità privata

Manifestazione e azione comunicativa dei Centri Sociali Marche per denunciare le istituzioni regionali, principali responsabili dell’emergenza sanitaria nel territorio.

Iniziativa delle attiviste e degli attivisti dei Centri Sociali Marche a difesa del diritto fondamentale alla salute e per denunciare le gravissime responsabilità della precedente e dell’attuale giunta regionale nella gestione dell’emergenza sanitaria.

‘Solo soldi ai privati, niente posti letto e personale’ cuscini, lenzuola, camici e banconote finte sono comparse sulla scalinata d’ingresso del Palazzo della Regione. Poi nella tarda mattinata i manifestanti si sono radunati nel piazzale antistante all’ospedale di Torrette, in un presidio solidale con gli operatori sanitari abbandonati dalle scelte delle istituzioni regionali, che antepongono il profitto delle cliniche private alla tutela della salute delle fasce di popolazione più deboli e vulnerabili. E quindi sacrificabili per un sistema fondato su ingiustizie e diseguaglianze. 

Duramente attaccato l’oscurantismo della nuova amministrazione regionale in materia di diritto all’aborto, intenzionata a vietare l’accesso all’aborto farmacologico, in un contesto territoriale già gravemente compromesso dalla piaga degli obiettori di coscienza.

– Il comunicato stampa

Oggi siamo nel capoluogo di Regione – di fronte all’ospedale Torrette di Ancona – perché crediamo sia doveroso prendere parola in questo momento sul tema della sanità e della gestione di questa crisi pandemica arrivata alla seconda ondata.

La precedente giunta regionale capeggiata da Ceriscioli ha portato avanti delle politiche scellerate in ambito sanitario, contribuendo alla chiusura di 13 ospedali pubblici negli ultimi anni e al taglio di numerosi posti letto, calati di oltre 1000 unità dal 2010 ad oggia fronte di un indice di invecchiamento in aumento nella nostra regione.

Abbiamo visto una gestione della prima ondata fortemente problematica e non all’altezza della situazione. 

In seguito nulla è stato fatto nel periodo utile tra la fine del primo lockdown e l’arrivo della seconda ondata, infatti sono stati stanziati ingenti fondi per l’implemento dei posti letto ma l’obiettivo prefissato non è stato raggiunto, solo tre regioni su venti si sono adeguate e la Regione Marche risulta essere una delle peggiori da questo punto di vista.

Ora nella fase attuale ci ritroviamo a fare i conti con una nuova giunta regionale ma con altrettante criticità in ambito di organizzazione sanitaria, per prima il rapporto tra pubblico e privato. 

Per noi è inaccettabile che la Regione Marche abbia deciso di aumentare del 40% le tariffe destinate al privato per i 200 posti letto per trattamento Covid che ha messo a disposizione, arrivando così a spendere fino a 410 euro al giorno per paziente e delegando ai dirigenti la valutazione dei costi.

Inoltre con la stessa deliberala Regione garantisce al privato fino al 90% del budget previsto per quest’anno per le attività non Covid. 

Vediamo dunque che si continua a privilegiare chi si arricchirsce sulla nostra salute anche in un momento difficile come questo. 

Un’altra pesante mancanza che mina il diritto alla salute di tutte e tutti è la carenza di personale medico.

Ad esempio la nostra regione assieme alla Calabria è quella con il minor numero di anestesisti: 1,4 per ogni posto letto di terapia intensiva.

A tutto ciò vanno aggiunti i gravi ritardi dei bandi per i concorsi ASUR,come quello bloccato da marzo per 3.000 infermieri.

Infine ci teniamo a sottolineare che il Covid Hospital di Civitanova per funzionare continua a sottrarre personale all’ASUR pesando sulle strutture pubbliche già in forte deficit di organico.

Oltre a questo è assurdo che fin dall’inizio della seconda ondata sia saltato da subito il tracciamento rispetto alla diffusione del virus nella nostra regione.  

Oggi siamo qui per mettere la giunta regionale di fronte alle sue responsabilità e per ribadire che è urgente invertire la rotta e investire nel potenziamento strutturale della medicina pubblica, preventiva e territoriale, non nelle strutture private che vendono la cura e fanno profitto sulla pandemia e sulle malattie.

Per questi motivi rivendichiamo:

-L’aumento dei posti letto e nuove assunzioni di infermieri e personale medico all’interno degli ospedali pubblici.

-La revoca immediata dei finanziamenti alla sanità privata.

-Il potenziamento delle USCA e della medicina territoriale.

-L’adeguata protezione per il personale sanitario e la sicurezza all’interno degli ospedali: è paradossale che ancora oggi nei reparti vengano distribuite le mascherine chirurgiche anziché quelle di tipo ffp2 e ffp3.