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Andrà tutto bene solo se non torneremo ad essere quelli di prima

#Andràtuttobene e siamo i primi a dirlo a gran voce, ma su una cosa dobbiamo essere chiari, non andava affatto tutto bene prima di questa pandemia e non è lì che vogliamo tornare.

Se potessimo disporre delle lancette del tempo non le manderemmo sicuramente indietro, ma le accompagneremmo con determinazione in avanti, a cercare un tempo nuovo e una vita più degna.

Vivevamo la nostra quotidianità in una società classista, altamente individualista e competitiva, basata su un modello capitalistico predatorio capace di svuotare di senso ed energie le nostre vite.

Vivevamo in una società che ci costringeva a fare del lavoro la nostra vita, rendendoci delle macchine dalle quali estrarre continuamente profitto, anche dopo aver smarcato il cartellino: produci, consuma, crepa.

Vivevamo in una società ricca di discriminazioni, basata sul principio che il diverso è per forza qualcosa di tremendamente brutto, sporco e sbagliato. Un sistema che iniettava continuamente razzismo e xenofobia attraverso programmi tv, stampa e social.

Hanno provato ad anestetizzarci in tutti i modi, anche difronte ad un’umanità che annega nel nostro mare.

Vivevamo in una società violenta nelle parole e nei fatti. Una società proprietaria che esprime nella triade possesso/forza/successo la sublimazione di nefrosi, frustrazioni e solitudini e anche per questo incapace di affrontare problemi strutturali come la violenza di genere. Infondo, sono anni che ci dicono che tutto ha un prezzo, che tutto si può possedere, comprare; compresi desideri, vite e libertà altrui.

Vivevamo in una società fortemente votata alla privatizzazione dove da più di vent’anni si procedeva allo smantellamento costante e graduale dei diritti sociali e dei servizi pubblici essenziali.

Vivevamo in una società inquinata e inquinante, dove venivamo spinti a fagocitare la natura con un cinismo disarmante, assuefacendoci difronte alle foreste millenarie che bruciano, ai ghiacciai che si sciolgono, alle specie animali che si estinguono e alla plastica che ormai è anche dentro a ciò che mangiamo.

Anestetizzati di fronte ad un pianeta che non ci sopporta più e che in tutti i modi ci sta chiedendo di cambiare direzione e di farlo in fretta.
Vivevamo in una società dove conta solo chi arriva primo e dell’ultimo è bene che non si sappia nemmeno il nome.

Beh, come abbiamo potuto pensare di vivere così uscendone illesi?

Sicuramente andrà tutto bene, ma solo se faremo di tutto per non tornare ad essere quelli di prima.

Questa quarantena necessaria ci impone prima di tutto una riflessione: nessuno si salva da solo. La relazione comunitaria e la capacità di autorganizzazione diventano essenziali per costruire consapevolezza, sedimentare legame sociale e sviluppare processi di autodeterminazione collettiva.

Non ci serve qualcuno che ci dica cosa fare del nostro domani, ci servono donne e uomini per costruirlo, insieme, qui e ora.

Per tutte queste ragioni abbiamo deciso di metterci in cammino attivando il primo di tanti progetti, il BAMS: Base Alimentare per il Mutuo Soccorso.

Un sistema di raccolta e distribuzione alimentare da destinare alle famiglie del nostro territorio che versano in difficoltà economiche. Contemporaneamente, la maggior parte degli alimenti verranno da aziende biologiche locali, valorizzando così anche l’economia del nostro territorio.

Potrai sostenerci tutti i sabato mattina partecipando al mercato biologico Mezza Campagna e potrai farlo in due modi, attraverso la spesa sospesa o partecipando alla raccolta alimentare.

Come contribuire alla spesa sospesa:

La spesa sospesa va a sostenere direttamente i produttori locali, potrai acquistare da loro pasta, riso, orzo, farro, pane, passata, legumi secchi, farina e miele lasciandoli nel cesto di raccolta.

Oppure potrai portare da casa tutto quello che per ora non siamo riusciti a trovare nel nostro territorio.

Prodotti come: zucchero, sale, caffè, thè, olio sia di oliva che di semi, latte a lunga conservazione, tonno in scatola, dado da brodo, uova, dolci, frutta secca e succhi di frutta.

Per il momento non raccogliamo prodotti freschi.

Alla clausura forzata imposta dal virus e alla ennesima crisi economica, l’antidoto è la solidarietà.