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Forum sanità: storia (breve) di un’occasione mancata

Riceviamo e pubblichiamo questa importante riflessione di Sergio Sinigaglia.

In giorni in cui l’emergenza coronavirus, emergenza a mio avviso gonfiata da un incessante bombardamento mediatico, da provvedimenti istituzionali irrazionali e contraddittori, sta mettendo a nudo i problemi enormi della nostra sanità pubblica, vale la pena ripercorrere sinteticamente la breve esperienza del Forum provinciale per la sanità pubblica per le ragioni che poi illustrerò.

Il Forum nasce alla fine del 2017 per iniziativa di un piccolo gruppo di attivisti senigalliesi dalle diverse collocazioni politiche.

Inizialmente questo piccolo nucleo partecipa alle assemblee del nascente “Comitato di difesa dell’ospedale”. Presto verifica che, come capita spesso in tali ambiti, il Comitato è strumentalizzato da alcuni personaggi legati alla destra locale, che tra l’altro usano metodi piuttosto autoritari e poco rispettosi del prossimo.

Inoltre sono consapevoli come sulla questione sanità sia necessario uno sguardo più ampio, non relegato ai soli confini cittadini perché il rischio è l’affermazione di una logica iperlocalista e corporativa.

Da qui l’inizio di un percorso che conclude la prima fase con un’affollata assemblea nel dicembre del 2017 presso il centro sociale Arvultura.

Vi partecipano sia lavoratori della sanità pubblica che cittadini interessati alla difesa del welfare sanitario di fronte alle politiche neoliberiste di smantellamento in atto da tempo.

La prima uscita pubblica del Forum provinciale avviene il 15 febbraio del 2018 al Cesano di Senigallia. Al centro l’esempio lombardo, battistrada del processo di privatizzazione.  Ne parla Fulvio Aurora  di Medicina Democratica, invece ad  analizzare la situazione marchigiana è Carlo Zaccari dirigente medico di Urbino. L’iniziativa vede una partecipazione più che dignitosa (video dell’incontro).

Nel frattempo si sviluppa una mobilitazione contro la legge regionale 145 tesa ad accelerare il processo di privatizzazione.

E’ l’occasione, durante un sit in di protesta sotto Palazzo Raffaello, per far incontrare il Forum provinciale anconetano con alcune realtà civiche da tempo impegnate sul questo fronte. In particolare il Forum provinciale di Pesaro Urbino e la rete di comitati del Montefeltro.

Si tengono due riunioni a Senigallia con l’ambizioso obiettivo di dare vita ad una Rete regionale.

Il secondo incontro, a maggio, però vede l’emergere di diffidenze da parte della rete del Montefeltro, in particolare di un suo esponente storico, e così il tentativo sostanzialmente abortisce prima di svilupparsi.

Questo esito negativo ha una ricaduta anche sul Forum provinciale anconetano, il quale promuove altre due iniziative, una ancora a Senigallia sempre a maggio, l’altra a settembre a Jesi con partecipazioni molto deludenti. E così il percorso finisce dopo dieci mesi.

Ho ricordato questi eventi per due motivi.

In questi giorni caotici, dove il pur glorioso servizio sanitario pubblico ( da anni preso a picconate con tagli agli organici, chiusura delle strutture ospedaliere  territoriali, privatizzazione a tutto spiano) è sottoposto ad una pressione che tutti possono vedere, dove l’eroico impegno del personale medico ha enormi difficoltà a fare fronte alla situazione e il tutto rischia di collassare, più volte ho rilevato quanto sarebbe stato importante avere nel nostro territorio una rete attiva come volevamo dispiegare, in grado di fungere da punto di riferimento non solo per i lavoratori del settore e singoli cittadini, ma anche per il tessuto associativo oggi sostanzialmente silente di fronte agli accadimenti.

Cioè avrebbe potuto svolgere quella funzione di soggetto aggregativo che altrove stanno cercando di avere i sindacati di base denunciando le gravi conseguenze economiche e sociali che la vicenda coronavirus sta comportando per chi lavora, soprattutto se precario.

Il secondo motivo riguarda proprio il tessuto associativo, non solo i soggeti di movimento, ma anche le persone più sensibili a certe tematiche.

Aver di fatto snobbato il segnale che alcuni avevano dato con la nascita del Forum è stato un errore piuttosto grave. Sicuramente la questione sanità implica tematiche non facili, spesso tecniche, ma non può sfuggire come il diritto alla salute sia uno dei principi universali fondamentali, con cui direttamente o indirettamente tutti noi facciamo i conti, ancora di più in una fase storica di dittatura del mercato.

Continuare a relegarlo ai margini del nostro impegno, facendo in modo che a occuparsene siano comitati locali con tutti i limiti sopra evidenziati è ripeto un grave errore.

Poi ci capita un pandemonio simile e ci troviamo completamente scoperti su questo fronte.

Ce n’è abbastanza per rifletterci sopra.