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La Trash Night e i paradossi della sicurezza

Con un certo imbarazzo e con uno sbigottimento ancora da smaltire, per la seconda volta in pochi mesi siamo costretti ad annullare la trash night, posticipandola a sabato 1 giugno. Il motivo è che la commissione comunale di pubblico spettacolo non ha approvato il piano per la sicurezza da noi presentato. Per risolvere le obiezioni sollevate dalla commissione ci serve ancora tempo e per questo abbiamo deciso di posticipare la nostra festa.

Sì, una festa, che si svolge da più di dieci anni, tre volte l’anno, senza che mai si sia verificato un solo incidente. Un dj, circa seicento persone che serenamente ballano, chiacchierano e si divertono in uno spazio periferico della città, in un tendone semi-aperto in mezzo ad una pianura di cemento, con ambulanza e vigili del fuoco regolarmente presenti, le più grandi arterie stradali della città a un passo e l’ospedale poco più in là. Ma mancano le vie di fuga. E averle sembra essere più difficile delle sette fatiche di Ercole.

E’ circa un anno che stiamo lavorando con tutte le istituzioni preposte per assicurare maggiore sicurezza alle nostre feste, in quanto il numero sempre più alto di partecipanti lo ha reso doveroso. E questo ben prima della tragedia di Corinaldo.

Farlo però sembra essere impossibile. Disobbedire al divieto, invece, comporterebbe una sanzione economica per noi insostenibile. Siamo dentro un paradosso, una situazione kafkiana: da un lato la nostra volontà di regolarizzarci, dall’altra un complesso normativo oscuro e ampolloso, il quale lascia – non a caso – un ampio arbitrio ad ogni singolo funzionario, che rende l’adeguamento alle norme una montagna impossibile da scalare.

Sappiamo di non essere gli unici: sagre, feste, locali, circoli, associazioni, gruppi informali fanno sempre più difficoltà a permettersi quella mole di costi economici e di burocrazie che la legge richiede a suo tributo. Essere in regola sta diventando caro. La sicurezza ci dicono essere un diritto, ma sembra essere sempre più un privilegio per chi se la può permettere.

Le recenti leggi in materia di eventi e manifestazioni pubbliche hanno definitivamente trasformato la sicurezza in un business ad uso e consumo delle grandi agenzie pubbliche e private, le uniche che se ne possono permettere i costi. E’ la privatizzazione dello spazio pubblico, la messa a valore anche delle più banali e semplici relazioni sociali.

Per essere chiari, qui non si tratta di essere pro o contro le uscite di emergenza, qui si tratta di una questione politica che riguarda la quotidiana organizzazione del nostro libero vivere insieme. I recenti drammatici eventi di cronaca, da Piazza San Carlo a Torino alla più vicina Corinaldo, sono diventati l’occasione ipocrita per la politica di cavalcare ancora una volta la paura (non in ultimo anche quella dei funzionari amministrativi responsabili delle firme autorizzative) e legittimare un coprifuoco morale e pubblico ignobile, destinato a modificare il volto della futura socialità, soprattutto giovanile, nel nostro paese.

Al di là della trash night, che continueremo ostinatamente a cercare di realizzare perché rappresenta per noi anche un importante strumento di auto-finanziamento, quanto successo ci impone una seria riflessione su come disarticolare tutto questo. In fondo, come cantava qualcuno: la libertà, è un doveroso pericolo, in verità. Doveroso!

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