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Famiglia e Famiglie tra falsi miti e vere realtà

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo
L. Tolstoj, Anna Karenina

“Sono nata per condividere l’amore, non l’odio”
Sofocle

Lo chiamano Word Congress of Families, Congresso Mondiale delle Famiglie, quello che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo e che già nel titolo presenta un difetto di sostanza perché indica al plurale un soggetto che nell’ottica del suddetto congresso non ammette molteplicità e si esprime in una unica modalità: la famiglia tradizionale.

Il Word Congress of Families nasce come una lobby di pressione statunitense cristiana.

Allan C. Carlson, storico ed ex funzionario dell’amministrazione Reagan, fondò il gruppo per combattere la crisi demografica occidentale correlata alla rivoluzione sessuale e femminista e, per invertire il “trend negativo”, fondò nel 1997 il Congresso Mondiale delle Famiglie sulla base dell’articolo 16 comma 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani che afferma: “La famiglia è l’unità di gruppo naturale e fondamentale della società e ha diritto alla protezione da parte della società e dello stato.”

Sebbene inizialmente il gruppo sia nato come un nucleo di militanza non particolarmente radicato, il progetto ha subito nel corso della sua storia diverse evoluzioni.

Nel 2009 il Congresso incominciò a ottenere l’appoggio ecclesiastico e nel 2012, i congressi divennero annuali e l’organizzazione iniziò ad allargarsi alleandosi a molteplici realtà locali con lo scopo d’influenzare i governi di diversi paesi.

Nel febbraio 2014 il Southern Poverty Law Center, organizzazione legale americana, senza fini di lucro, impegnata nella tutela dei diritti delle persone, ha incluso il Congresso Mondiale delle Famiglie nella lista dei gruppi d’odio dopo il sostegno dell’organizzazione alla legge russa sulla propaganda gay del 2013 e alla criminalizzazione dell’omosessualità in Uganda. È bene ripeterlo. Nella lista dei gruppi d’odio.

Basti leggere alcune dichiarazioni per comprendere quanto le strategie d’odio messe in campo siano veritiere e pericolose.

“La scrittrice italiana Silvana De Mari: «Il sesso anale è un gesto di violenza e di sottomissione al punto tale che viene fatto nelle iniziazioni sataniche […]»

Il Presidente della “Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità” e membro del Consiglio supremo della Chiesa ortodossa russa Dmitri Smirnov: «Ci siamo separati da loro (con riferimento agli omosessuali) come dalla peste, perché è contagiosa» e «Chi sostiene l’aborto è un cannibale, bisogna spazzarlo via dalla terra»

Il Presidente moldavo Igor Dodon: «Non ho mai promesso di essere il presidente degli omosessuali, avrebbero dovuto eleggere il loro presidente».

La parlamentare ugandese Lucy Akello: «Sostengo la mozione che prevede la pena di morte per il reato di omosessualità aggravata e chiedo ai miei colleghi di fare lo stesso con forza».

Il Presidente dell'”Organizzazione Internazionale della Famiglia” Jacopo Coghe: «L’omosessualità è degradante per la natura umana. Essere gay distrugge il senso stesso dell’essere umani».

Il Presidente del “Foundation for African cultural Heritage” Theresa Okafor: «Il preservativo è una trappola esportata in Africa per soffocare la vita».

La Presidente e Fondatrice dell’associazione croata “Per conto della famiglia” Željka Markić: «Preferirei dare mio figlio all’orfanotrofio piuttosto che in adozione a una coppia dello stesso sesso», si oppose anche opposta alla ratifica da parte della Croazia della Convenzione di Istanbul (la convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica).

Il Professore di diritto e servizio comunitario presso la Fowler scuola di legge a Chapman University John Eastman: «(La legge) prevedeva l’ergastolo per omosessualità aggravata, […..] e poi la prigione per i gruppi che consigliano alle persone di praticare l’omosessualità. La Corte Suprema ugandese ha invalidato la legge, ma solo per motivi tecnici: non c’era stato il quorum.»

Leggere queste citazioni è un esercizio di dignità e valore che dobbiamo alla nostra intelligenza.

La conoscenza della verità è il primo passo per la consapevolezza che i cittadini devono raggiungere se non vogliono vivere in una società ovattata da falsità.

È bene sapere dunque che l’evento che si verificherà a Verona fa parte di un progetto più ampio di quello che vogliono farci credere, di portata mondiale e di cui è fondamentale conoscere l’origine. Studiarne l’evoluzione è il primo passaggio.

Perché l’idea che inizialmente nasce come propaganda antiabortista e antiomosessuale, ora viene veicolata da un nuovo lessico, quello dei Diritti.

L’oggetto di persecuzione e discriminazione (dato reale) si trasferisce sul piano del linguaggio dei diritti (dato non reale): è una strategia comunicativa studiata a tavolino per illuderci di buoni propositi e falsi bonismi velati dall’inganno.

Usano l’idea dei Diritti, quelli umani, inalienabili e irrinunciabili per l’uomo, e li inscatolano in un unico concetto: la famiglia, quella con la F maiuscola, l’unica possibile e che ha il permesso di esistere: la famiglia nucleare, ovvero quella tradizionale sancita da un’unica unione, il matrimonio tra un uomo e una donna.

Non a caso il Congresso di Verona presenta l’abominioso patrocinio del Ministero della Famiglia.

La partita è perdente in partenza.

Perché i promotori di questa campagna politica sanno che il modello felice che tanto decantano nelle forme della perfezione e dell’equilibrio è lentamente tramontato all’alba del XXI secolo.

La famiglia tradizionale è entrata in crisi e le forme molteplici, multiformi, poliedriche che connotano il nuovo concetto di famiglie sono già vive e presenti in modo strutturale alla società odierna, modificandone inevitabilmente non solo la conformazione, ma anche l’insieme dei servizi e delle strutture sociali da cui devono essere supportate.

Ma cosa è la famiglia?

Perché se la struttura della famiglia è andata modificandosi nella società odierna, allora è necessario darne una nuova definizione.

Ma per capirne appieno il significato, bisogna fare un salto indietro e andare alle sue origini.

Con il termine familia nell’antica Roma si intendeva un’ istituzione sociale formata da un insieme di persone che fanno parte della stessa gens, od ordine gentilizio, che hanno in comune un capostipite realmente vissuto o un mitico antenato trasmessosi anche in assenza di consanguineità.

A capo della familia vi era il pater familias, cittadino romano sui iuris, cioè non sottoposto a nessun altro pater e che deteneva la patria potestas, ossia il controllo assoluto sul patrimonio e sulla vita della moglie e dei figli.

La famiglia patriarcale allargata in origine si basava dunque sul potere dell’uomo maschio che esercitava su tutti i componenti.

Il modello antico di famiglia gentilizia è stato sostituito con quello nucleare, in cui il nucleo essenziale non è più esteso ma è formato esclusivamente da genitori e figli e il cui legame è sancito dal matrimonio.

Il diritto di famiglia invece, che era fondato sulla subordinazione della moglie al marito sia nei rapporti personali sia in quelli patrimoniali, è stato codificato nel 1942 e abolito solo nel 1975. La famiglia nucleare inoltre viene considerata “depotenziata” rispetto a quella patriarcale perché all’interno della famiglia nucleare si svolgono poche attività, poiché l’istruzione, le attività produttive e i consumi sono attuate principalmente fuori dall’ambito familiare.

Ebbene, questo ultimo modello nucleare, che ha sostituito solo nella teoria quello patriarcale, ha tuttavia conosciuto una profonda crisi a partire dagli anni Settanta, dando vita alle cosiddette nuove famiglie, che oggi assumono molteplici configurazioni: famiglie con un solo genitore, famiglie ricostruite, famiglie unipersonali e famiglie di fatto.

Queste nuove realtà sono l’esito delle lotte di piazza portate avanti in nome di alcuni diritti che sono diventate Legge a tutti gli effetti, come quella del divorzio e dell’aborto.

Sono realtà concrete e non si può far finta che non esistano perché fanno parte di noi, sono entrate nelle nostre relazioni quotidiane e stanno modificando la società che subisce le evoluzioni del tempo e dei bisogni umani in modo naturale.

Il numero delle separazioni ha superato quello dei matrimoni: questo è un dato reale che non si può negare. Da qui bisogna partire.

Il progetto promulgato dal Congresso di Verona va invece nella direzione opposta, negando l’esistenza di realtà familiari di fatto già esistenti per rilanciare un modello tradizionale che non è più rispettoso della diversità di espressioni umane che hanno avuto il coraggio di manifestarsi dopo essere state sepolte da un coatto senso di pudore e contenimento ed ostacolate da mura, barriere, pregiudizi e discriminazioni sociali.

Ma è davvero questo l’intento del Congresso di Verona?
Crediamo di no.

A parole con una strategia comunicativa studiata in modo certosino ci intorpidiscono le membra del cervello con termini edulcorati, quali diritti naturali, unione, fondamento della società, ecc…

Ma il loro obiettivo è un altro.
Il controllo.

Che si esercita sotto forma di potere. Se è vero che la famiglia è il perno della società, quale vantaggio può trarne uno Stato che vuole esercitare il totale controllo su un modello di famiglia in cui la donna è incentivata a stare a casa a fare figli e a sacrificare il lavoro per adempiere ai doveri di casalinga?

Una famiglia in cui è solo l’uomo a realizzarsi professionalmente?
Un vantaggio enorme.

Quello di indebolire alcuni anelli forti della catena sociale.

Li indeboliscono eliminando la diversificazione dei ruoli e assegnando alla donna l’unico ruolo possibile: quello riproduttivo.
Questi i messaggi che stanno veicolando.

Attenzione su questo punto, che può diventare un’arma contro cui smontare le argomentazione di difesa e di contenuto opposto promosse dai movimenti femministi.

Questi ultimi, è bene precisarlo, non sono contro la donna che fa figli e non incentivano assolutamente le donne ad abortire!

Ma difendono la libertà della donna nella sua capacità di autodeterminarsi.

Ovvero la donna deve essere LIBERA di decidere se avere figli, non averli o se interrompere una gravidanza.

Deve essere LIBERA di decidere il suo presente e futuro nel rispetto della sua autenticità e di quella altrui.

Qual è lo STATO che tutela questa libertà se le proposte di legge vanno tutte nella direzione opposta?

Il disegno di legge Pillon vuole ostacolare e rendere sempre più difficili le separazioni; la legge 194 sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza vuole essere smantellata. In questi ultimi giorni si è sentito parlare di adozione del feto pur di impedire a una donna di abortire!

Se apriamo il capitolo delle relazioni omosessuali ci sarebbe molto altro da dire, ma basti rileggere le citazioni di inizio articolo per chiarirsi le idee.

Dove sta la libertà di una persona nel scegliere la persona da amare?

E chi può giudicare e dire qual è la famiglia ideale?

Quella in cui sono necessariamente garantititi una madre e un padre secondo un ideale di equilibrio apparente e formale?

E se questa madre o questo padre sono violenti, indifferenti, assenti, disturbati, inesistenti, chi subisce i traumi che inesorabili e indelebili si insinuano nella memoria infallibile del nostro cervello e scorrono nelle vene del nostro sangue?

I figli.

Allora forse il fondamento della famiglia, qualunque ne sia la forma o l’origine, dovrebbe essere l’Amore e non un ordine precostituito da una società che ci vuole impacchettati in caselle tutte uguali.

La libertà di esprimere questo amore viene soppressa.

Libertà, una parola che in questo nuovo governo sta diventando sempre più una megera, un’utopia. Come utopica sta diventando la difesa di Diritti per noi irrinunciabili.

La strategia è sempre la stessa. Si parte dall’anello debole della società, i migranti e gli omosessuali. Si celano dietro queste “categorie” i pericoli e le paure da cui dovremmo difenderci.

Ora è il turno delle donne.

Con un unico obiettivo.

Manipolare il loro diritto ad affermarsi e autodeterminarsi per realizzare solo quello maschile a fianco di devote ancelle.

Disintegrare i fondamenti della società per esercitare forme di potere e controllo sempre più rigide e ristrette.

Sulla nostra pelle e quella dei nostri figli.
Una marea femminista fatta di uomini e donne si sta muovendo contro questo disegno retrogrado e demolitore delle nostre ultime conquiste.

Conquiste ottenute con anni di sacrifici, lotte, proteste e sangue e sale. Di chi, come noi, non si è arreso e ha continuato a combattere.

Ed è quello che dobbiamo continuare a fare.

Continuare a combattere la valanga d’odio che ci stanno scaraventando addosso.

E solo con atti di gentilezza e amore terremo a bada tutto questo odio.

Solo con atti d’amore.

Fino a domarlo.