(non)persone, documentario sulla rotta balcanica

Giovedì 6 dicembre alle ore 21:15 presso lo Spazio Autogestito Arvultura, presentazione e proiezione del documentario autoprodotto (non)persone.

Sarà l’occasione per conoscere ed approfondire la rotta balcanica, la rotta percorsa da migliaia di persone per raggiungere l’Europa grazie al lavoro delle 4 autrici del documentario che saranno presenti. Grazie al contributo di Pierfrancesco Curzi, giornalista esperto in migrazioni, allargheremo la prospettiva sul Mediterraneo.

Presentazione del documentario:

Siamo Chiara Ercolani, Alessandra Mancini , Giulia Monaco  e Valentina Nardo , neolaureate in Mass media e politica all’Università di Bologna – Campus di Forlì.
Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto documentaristico nel gennaio del 2017, perchè abbiamo sentito la necessità di capire cosa stesse accadendo a pochi passi da noi, al di là del nostro mare Adriatico, sulla Balkan Route.

E’ la totale mancanza di informazioni relativa al flusso migratorio via terra – quello che interessa l’Europa orientale e, in particolare, la Penisola Balcanica – a spingerci a indagare questa realtà: l’attenzione dei media è unicamente rivolta a Belgrado, capitale nel cuore del continente europeo, dove sono bloccati, al gelo, i migranti che cercano di arrivare in Europa occidentale.

Oltre questo, però, nulla. La rotta balcanica è dichiarata chiusa ormai da un
anno e i migranti, che silenziosamente continuano a percorrerla, restano invisibili. Tutto questo ci ha spinte a voler essere testimoni dirette di quanto stava accadendo laggiù, al fine di provare a comprendere, capire e vedere con i nostri occhi. Solo così, poi, avremmo potuto raccontarlo senza
filtri qui, in Italia, dove nella maggior parte dei casi sono i criteri di notiziabilità a stabilire cosa meriti di essere riportato dai media e cosa no.

Così, il 17 marzo 2017, con lo zaino in spalla, siamo partite.

Quattro donne e un viaggio a ritroso attraverso i principali Paesi della rotta balcanica coinvolti nel flusso migratorio (Croazia, Serbia, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia). Un viaggio in treno che ci ha portate prima a Zagabria, all’Hotel Porin, situazione tra il governativo e il non governativo,
luogo di passaggio per i migranti che riescono ad arrivare fino a lì; poi alle barracks di Belgrado, campo non ufficiale dietro la Stazione Centrale; infine – grazie all’aiuto di un operatore Caritas Italia – in Macedonia, nei campi ufficiali di Tabanovce e Gevgeljia.

Una volta tornate, dopo qualche mese siamo ripartite per la Germania, principale meta di destinazione per i migranti che decidono di percorrere questa rotta. Lì, a Bochum, abbiamo incontrato due fratelli siriani, Mariam e Amar – voci protagoniste della nostra narrazione – che dopo essere fuggiti
dalla guerra in Siria hanno percorso la rotta, riuscendo ad arrivare in Europa occidentale e a integrarsi nella nuova realtà.

Il nostro obiettivo è quello di mostrare ciò che i media ufficiali non mostrano e non vogliono mostrare, è quello di parlare in modo chiaro e trasparente di ciò che devono subire i migranti per arrivare
in Europa occidentale e della loro assoluta e inconcepibile de-umanizzazione: persone come noi, ma costrette a vivere come animali a causa di confini insuperabili e di pregiudizi altrettanto tali.

(non)persone vuole sensibilizzare l’opinione pubblica, scardinando quel costrutto di concetti e stereotipi che vanno a definire la parola “migrante”, “clandestino” o “rifugiato politico” nella nostra società.
Migrante, clandestino, rifugiato politico sono costrutti artificiosi che portano a dimenticare il lato umano di chi fugge dalla propria terra d’origine, senza pensare che “quello che costringe a un viaggio così amaro è ancora più amaro”, come recita un detto arabo.

Noi, cittadini europei, godiamo di benefici e privilegi derivanti dal nostro status sociale, dal fatto di essere nati nella parte “giusta” del mondo. Abbiamo il diritto ad avere dei diritti, noi.

La domanda che, dunque, sorge spontanea è: perchè loro no?
Chi autorizza la polizia a picchiarli dopo avergli portato via scarpe e vestiti? A farli sbranare dai cani, pur di renderli ancora più indifesi di quanto già non sono? Chi permette che muoiano di freddo e di fame?
Chi può decidere di privarli di una vita vera come quella che ognuno di noi ha la possibilità e il diritto di vivere? Chi decide che queste sono delle (non)persone?


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