La forza di gravità, recensione

di: Sergio Sinigaglia

A volte i romanzi ci spiegano la realtà in cui viviamo, la società che ci circonda, meglio di qualcunque saggio. E’ il caso de “La forza di gravità”, ultima fatica di Claudio Piersanti, uscito in questi giorni nella collana “Narratori Feltrinelli”.

Serena è una diciottenne che abita in un mega-codominio periferico di una grande città italiana. Condivide la sua vita con l’anziana zia dopo una infanzia e una adolescenza complicate a causa della prematura scomparsa della madre e di una grave malattia di cui porta ancora i segni sul viso.

Nello stabile risiede anche il padre, ma la sua presenza è insignificante, come quella della zia, per cui l’unico riferimento affettivo, oltre il fedele setter Fox che ogni sera Serena, insieme ad altri cani, del condominio, porta fuori in lunghe passeggiate, è “Il Professore”, Dario Posatore, un sessantacinquenne in lotta contro tutto e contro tutti.

Dario ha avuto una vita tribolata, un passato giovanile ribelle, una vita da insegnante complicata in rotta con il sistema scolastico che lo ha portato gradualmente ai margini della comunità. E della sua famiglia.

E’ un radicale antagonista nei confronti del mondo che lo circonda, dal condominio dove viene guardato con rancore e diffidenza, al contesto urbano sempre più incivile, asociale, atomizzato. Tra Serena e il Professore si stabilisce un rapporto di amicizia profondo.

Per la ragazza Dario è il vero padre, ma più che genitore si pone come Maestro di vita. Non solo con le lezioni private le consente di conseguire la maturità, ma la incoraggia a intraprendere gli studi da medico. I due hanno un carattere molto diverso; mite e dolce quello della giovane, irascibile fino all’aperta violenza quello di Dario. In realtà sono i due poli opposti di una stessa condizione, quella di chi si sente lontano da una società che non sopporta, di una città dove si è perso qualunque legame sociale.

Serena manifesta questa sua estraneità rifiutando, una volta entrata nell’Università, l’ipocrisia e le formalità classici del mondo accademico, guardando con distacco i riti dei suoi coetanei durante il presunto tempo libero, in realtà ostaggio del consumismo e di una socialità di plastica.

Il professore proseguendo la sua guerra personale, da anarchico individualista quale è e rivendica di essere, contro il “sistema”, rifiutando la burocrazia statale, le mille gabelle da pagare, costruendo in casa lo strumento un tempo simbolo della rivolta contro l’assolutismo, una affascinante quanto inquietante ghigliottina, fino a essere definito “pazzo” ed essere sottoposto per un breve periodo un TSO, da cui riuscirà a sottrarsi grazie all’aiuto di Serena.

Alla fine quando ognuno dei due sembra precipitare verso il suo inevitabile destino, a causa di quella “forza di gravità” che irreversibilmente e implacabilmente sembra scandire la vita di ognuno di noi, sia Dario che Serena, troveranno il modo di sottrarsi, in modi diversi, all’apparente invincibile potenza del fato.

Claudio Piersanti, uno dei più illustri rappresentanti di quella generazione di scrittori che, nati negli anni Cinquanta, attraversati gli anni ribelli del decennio 68/78, tramite la letteratura hanno proseguito in modo diverso il proprio impegno civico, impegno che nel caso di Piersanti, a partire da “Luisa e il silenzio”, ha ricevuto numerosi meritati attestati, ci propone il più “politico” dei sui romanzi,

“La forza di gravità” è un romanzo di grande spessore, che oltre a catturarci dalla prima pagina fino all’ultima, con una scrittura di alta qualità quanto scorrevole che non induge mai in inutili autocompiacimenti, ci aiuta a riflettere sui tempi che stiamo vivendo..