La lezione di Fatima

Credo che sulla vicenda di Fatima siano opportune alcune riflessioni. Lo abbiamo scritto nel nostro comunicato. Si tratta di una storia emblematica del clima mefitico che si respira in questo sempre più sciagurato Paese. Ed è bene dire che a facilitare la diffusione di questa insopportabile puzza satura di discriminazione e intolleranza, in questa esperienza, ci si sono messi in molti.

I fatti sono noti. Una donna senegalese da anni residente nella nostra città denuncia un gravissimo fatto. E’ stata rimossa dalla cooperativa dove prestava servizio di prova in una struttura per anziani a causa del colore della sua pelle. Così le hanno riferito. “Alcuni anziani si sono lamentati…”.

La persona che con coraggio ci mette la faccia e ha avuto il coraggio di comunicare la cosa al principale quotidiano della regione è persona nota a Senigallia. Ha 40 anni, è stata anche presidente dell’Associazione Multietnica.

Insomma non è una sprovveduta, magari in cerca di notorietà o in preda a intenti vendicativi nei confronti della cooperativa. Ti aspetteresti prese di posizioni, pronunciamenti di chi tutti i giorni a livello locale ci impartisce lezioni di democrazia, tolleranza e tante belle parole.

E invece cosa accade?

Avviene che al centro della denuncia c’è la stimata e potente Opera Pia Mastai Ferretti, c’è l’apprezzata e riconosciuta cooperativa “Progetto solidarietà”, con vago profumo di “sinistra”.

Siete matti?

Volete credere a una qualunque immigrata che chissà cosa gli è passato per la testa e infangare il sacro nome di così brave persone alla guida di illustri istituzioni cittadine ? Ma se lo dicono anche i rispettabilissimi responsabili dei due soggetti così vilipesi. “Ma è stato un equivoco…doveva prima venire da noi…qui all’Opera Pia abbiamo tanti extracomunitari…volete accusarci di razzismo?” E via dicendo con toni indignati e con una alzatina di sopracciglio.

E a seguire si schierano le insigni istituzioni locali. A partire dal sindaco Mangialardi che da maggiordomo ossequioso omaggia la Santa Opera Pia, e ripete fedele il mantra che si spande sul cielo della città di velluto. ‘E’ stato un equivoco, è stato un equivoco...”. Come un disco rotto in tanti ripetono il ritornello.

Potrebbero andare ad ascoltare Fatima, conoscerla, capire che persona è. Comprenderebbero subito, come abbiamo fatto noi, che non c’è stato nessuno “equivoco” perché nell’Italia di Renzi, Minniti, Salvini, Di Maio, sono “equivoci” che si ripetono purtroppo tutti i giorni.

Si sia trattato di razzismo con frasi inaccettabili dette da persone anziani, la cui eventuale demenza non giustifica nulla, o che il razzismo sia stato usato per togliersi di torno una persona cosciente dei propri diritti e non disposta ad abbassare la testa, il fatto è accaduto, la sua gravità può essere ignorata solo da chi non vuole vedere, o peggio è in malafede.

Già perché pochi mesi fa di fronte ad un fatto ancora più grave, a Macerata è in parte andata in onda la stessa manfrina. “Traini è un pazzo…i nigeriani sono tutti spacciatori…ha fatto bene….ha vendicato Pamela…”.
Ridimensionare, sminuire, giustificare. Queste le parole d’ordine.

Se Traini è un pazzo, Fatima invece mente e “chissà cosa c’è dietro”. Poi figuriamoci se al centro della storia ci sono, appunto, “illustri cittadini della nostra comunità”, come dicono i presunti benpensanti. Magari con un vago odore di “sinistra”, magari elettori del partito che amministra la città. I votarelli sono votarelli. Di questi tempi sempre più preziosi.

E allora per concludere dobbiamo rivolgere un grande, immenso grazie a Fatima, donna coraggiosa che non ha avuto remore a metterci la faccia, come ci ha detto, perché di fronte alle ingiustizie non si può abdicare. “Urlino le ingiustizie del mondo” diceva quel tale dalle parti del Vietnam, molto tempo fa.

E un grazie va a chi come le compagne e i compagni di “Senigallia antifascista” sabato erano in piazza per manifestare la loro solidarietà a Fatima e dire che qualunque forma di discriminazione sarà sempre respinta.

di: Sergio Sinigaglia