Nuova protesta contro la 145

Martedì prossimo, per la seconda volta in meno di un mese, sotto il Palazzo della Regione che ospita, tra l’altro, la sede dell’assemblea consiliare, si svolgerà una manifestazione promossa dalla “Rete regionale per la sanità pubblica”.

Nella precedente occasione il sit-in era nato spontaneamente via internet. Al centro della mobilitazione la contestata legge 145 che il consiglio regionale proprio il 24 dovrebbe approvare. Si tratta di un testo che facilita ulteriormente l’inserimento dei soggetti privati dentro la nostra sanità. L’obiettivo è disciplinare le “sperimentazioni gestionali”, ma basta scorrere gli articoli per capire come ci troviamo di fronte a un salto di qualità rispetto al processo di privatizzazione strisciante della sanità da tempo in atto anche nelle Marche, seppur in modo meno accentuato rispetto ad altre regioni che hanno fatto scuola, basti pensare alla Lombardia.

Infatti se il diritto di prelazione per il soggetto privato, la possibilità di passare dalla sperimentazione gestionale a quella ordinaria, l’opportunità per il privato di arrivare a partecipare fino al 49% alla gestione delle partecipate, sono condizioni già previste nella legislazione contrattualistica, la 145 prevede, tra le altre cose, il passaggio dalla fase di sperimentazione a quella ordinaria senza bando di gara e la discrezionalità per l’esecutivo di decidere sul periodo di sperimentazione.Questi sono gli aspetti più critici che il movimento in atto ha messo nel mirino. Un movimento che si sta articolando sempre più per iniziativa di realtà territoriali, alcune da tempo impegnate sul fronte della sanità pubblica, che hanno deciso di confluire in una rete regionale, con lo scopo di coordinare le attuali e future iniziative.

Questa situazione è la conseguenza di un processo che nelle Marche ha portato in un paio di decenni alla chiusura di diversi ospedali delle zone interne, e al ridimensionamento di altre strutture ospedaliere. Scelte che sono in piena sintonia con lo smantellamento sistematico del welfare, messo in atto da tutti i governi che si sono succeduti a partire dagli anni Novanta, in ottemperanza con i diktat della Troika. Sicuramente dopo la crisi del 2008 l’attacco frontale ai diritti sociali ha avuto una accelerazione con le conseguenze che sono note. Nella sanità questo non ha comportato solamente la dismissione degli ospedali territoriali, ma anche una privatizzazione più o meno palese. Dal pagamento dei ticket all’essere costretti, per chi può spendere, a rivolgersi ai privati per analisi o altri interventi più impegnativi a causa delle liste d’attesa lunghissime. E chi lavora nella sanità ha dovuto fare i conti con il forte ridimensionamento degli organici, causa il mancato turnover, la precarizzazione galoppante, l’esternalizzazione di certi servizi in linea con la situazione imperante in tutto mercato del lavoro,.

In questo contesto si inserisce il movimento che sta nascendo nelle Marche, che come in altre regioni, cerca di opporsi allo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, nato proprio 40 anni fa come risultato di una grande stagione di lotte tra la fine degli anni Sessanta e il decennio successivo. Un movimento che il 24 scenderà di nuovo in piazza in una battaglia che andrà ben oltre l’approvazione formale della legge 145.