Non Una di Meno. Lo sciopero globale delle donne mobilita milioni di persone. In Italia iniziative e cortei in tante città.

Hanno occupato le strade con i loro corpi o portando con loro gli strumenti del lavoro da cui ieri scioperavano, contro sfruttamento, precarietà e abusi. Hanno urlato le loro biografie e hanno parlato un linguaggio nuovo, costruito pezzo per pezzo da tante e tanti. Si sono ritrovati corpi che hanno dichiarato formalmente di voler camminare assieme, di volersi attendere perché nessun* resti indietro, di volersi stare accanto perché nessun* si senta – o debba stare – davanti ad altr*. Perché nessuno resti sola.

Milioni di donne in tutto il mondo hanno risposto, in un assedio di corpi liberi, autodeterminati e indecorosi, all’appello per uno sciopero globale contro la violenza di un sistema machista e patriarcale. Senza alcun desiderio di riformare l’esistente, bensì di costruire una nuova società femminista, queer, antirazzista e antifascista. Le piazze, le strade, le scuole, le università hanno parlato le lingue delle donne di tutto il mondo, hanno portato le parole delle donne curde di Afrin, delle 5000 ora in Chiapas per l’incontro internazionale delle donne in lotta, delle donne turche arrestate e represse da Erdogan, delle argentine, polacche e irlandesi in lotta per il diritto all’aborto, delle spagnole che hanno dichiarato «senza di noi si ferma il mondo».

In Italia, in una giornata difficile per scioperare perché così vicina alle elezioni, migliaia di persone hanno risposto all’appello di Non una di Meno e sono scese nelle strade e hanno cambiato l’aria delle città di questo paese, riportando tutte e tutti a respirare e cospirare dopo una campagna elettorale tossica e velenosa e dopo i risultati delle urne premianti il razzismo, l’omofobia e il sessismo. «Corpi liberi di donne di uomini e di tutti gli altri» che hanno ribadito il rifiuto al razzismo e al fascismo, che hanno deciso di urlare assieme per farsi sentire e farsi marea.

Roma, dopo alcune iniziative svoltesi la mattina, che hanno visto protagonista il mondo dell’arte e della cultura, un corteo di 20.000 persone ha attraversato il centro storico da Piazza Vittorio a Piazzale Madonna di Loreto.

In migliaia anche a MilanoTorinoBolognaFirenzeGenovaNapoli. Nel capoluogo campano una performance ha preceduto il corteo: sono state disegnate nelle strade della città 26 sagome, come il numero delle donne nigeriane sbarcate senza vita al porto di Salerno nel novembre scorso.

Tante le iniziative anche in Veneto. A Padova studentesse e studenti, all’interno del percorso cittadino che porta ogni mercoledì sera realtà e singolarità a fare la «passeggiata antifascista, antirazzista e antisessista», hanno occupato la sera prima il Dipartimento di Storia e Filosofia al Liviano. A Venezia un corteo spontaneo ha invaso le calli, partendo dal Ponte degli Scalzi fino al Campo Santa Margherita.

Vicenza la rete locale Non Una Di Meno e il centro sociale Bocciodromo hanno dato vita, insieme a tante altre realtà, ad un corteo serale le cui parole d’ordine sono state: «femminista è antifascista oppure non è». A Mestre, nel corso di una passeggiata serale fatta da 150 antifasciste e antifascisti, sono stati bloccati i cancelli del sottopasso della stazione che porta da Mestre a Marghera perché «la sicurezza non si fa con i luoghi chiusi ma aperti e attraversati». Diversi gli attacchinaggi durante il tragitto della Parade con immagini di donne libere e indipendenti.

Anche nelle Marche le donne si sono mobilitate in diverse città. Da Senigallia ad Ancona, da Jesi a Macerata, a Fano,lo slogan dei cortei serali è stato: «le strade sicure le fanno le donne che le attraversano». In tanti e tante hanno anche rilanciato l’assemblea di movimento di sabato prossimo ad Ancona, che come tema centrale proprio l’antifascismo, l’antirazzismo e l’antisessismo.

tratto da: globalproject.info