Il voto e la classe. Abbozzi.

Fornire a botta calda spunti analitici sul voto in termini di classe, per quel che riguarda i ceti subalterni, è compito assai arduo, giacché in Italia  la gran parte del proletariato – inteso come lavoratori salariati (oggi spesso precari) di fabbrica, edilizia, agricoltura, ristorazione, turismo, logistica al di là delle forme contrattuali mascherate che ben conosciamo–  è immigrato e non vota, e quindi, un po’ come si faceva per Trump e commettendo lo stesso sbaglio, dire che ‘gli operai hanno votato Lega o Cinque Stelle‘ è errato, giacché nella fattispecie si parla di parti consistenti del solo proletariato bianco autoctono.

Certamente il voto a queste due forze è venuto da settori impoveriti degli italiani, anzi è la fotografia del rancore della piccola borghesia proprietaria impoverita contro la concentrazione del Capitale dell’alta borghesia legata al Capitale finanziario (cioè alla fusione del capitale industriale con quello bancario secondo la nota definizione di Lenin) e alla sua naturale espressione politica, cioè il PD e i suoi partiti satellite (LeU invece rappresenta il mondo universitario e in generale la  parte progressista del ceto medio terziario, ancora convinta di una possibile compatibilità di sistema).

Questo rancore piccolo borghese, diretto giustamente verso l’UE e le sue politiche (questo è stato decisamente un voto contro l’UE), sfocia poi,  come è naturale per quella che Marx chiamava la ‘mezza classe’ -mezza’ perché non dotata, a differenza dell’alta borghesia, di una prospettiva strategica complessiva e coerente-,  in ideologie ultranazionaliste (nella nazione, nel popolo, nella ‘razza’, la piccola borghesia percepisce quel senso di appartenenza e di ruolo che le manca) o legate alla paura sociale e dunque al securitarismo, cioè nella Lega nel primo caso e nel Cinque Stelle nel secondo, notando bene che entrambe le forze sono accomunate da una concezione interclassista se non corporativista della società oltre che da una concezione dell’immigrazione come ‘corpo estraneo’ all’Italia, concetto che, per chi ragiona in termini di classe, è inaccettabile ma perfettamente spiegabile alla luce di quanto scritto sopra.

E, qui è il nocciolo, questa ideologia piccolo borghese ha saputo egemonizzare consistenti strati del proletariato italiano, sia perché manca un’analisi autonoma di classe, sia per il particolare tessuto produttivo dell’Italia, in larga parte fondato sulla piccola impresa, in cui l’operaio lavora a fianco del padrone, ne subisce la narrazione culturale,  talvolta ci esce insieme anche fuori del lavoro, e ne assorbe dunque le ideologie e le visioni del mondo, soprattutto in mancanza di una concezione autonoma di classe.

E, se non ci fosse stata la memoria storica del Sud Italia contro il recente passato antimeridionale della Lega e di Salvini stesso, probabilmente la Lega si sarebbe trovata più voti e il Cinque Stelle meno.

E’ tuttavia necessario trattare il Cinque Stelle, visto il boom elettorale, in un modo più particolareggiato e meno semplicistico: infatti, se nella Lega la base è decisamente di destra, il Cinque Stelle ancora oggi è un movimento caleidoscopico al cui interno si trovano varie sensibilità sociali, poiché ancora oggi quel partito è visto come partito antisistema per un’infinità di ragioni su cui sarebbe lungo e difficile ragionare in questa sede e nonostante le rassicurazioni di Di Maio al gotha del Capitale finanziario internazionale.

Se dunque, dentro il Cinque Stelle odierno, vi è un elettorato ideologicamente simile a quello leghista, esistono al suo interno ancora consistenti strati che si percepiscono come ‘di sinistra‘ e ‘antifascisti‘ ma che in qualche modo riescono a stare in questa forza senza sentirsi in contraddizione, o, ingoiandone alcune macroscopiche (come l’immigrazione o la concezione liberista nella sua versione corporativista), convinti che siano transitorie e saranno riassorbite dal vento del cambiamento. D’altronde, viste le contraddizioni della sinistra classica degli ultimi vent’anni,  questo atteggiamento è meno schizofrenico di quello che appare a prima vista.

In tutto questo vanno male elettoralmente i fascisti di Casa Pound, che tuttavia sono riusciti a diffondere in ampi strati sociali le loro parole d’ordine, e, soprattutto se ci sarà un governo di destra a egemonia leghista,  potranno godere di altre agevolazioni e protezioni per fare il lavoro politico che a loro interessa realmente: quello di provocatori e di picchiatori camuffati da forza sociale, lavoro politico che in questi anni stanno già ampiamente svolgendo, giustificando surrettiziamente una torsione istituzionale autoritaria contro i residui o i potenziali movimenti sociali attraverso la strumentale teoria degli ‘opposti estremismi’

Ma ancor peggio va la sinistra (intendendo con essa ciò che è a sinistra del PD), la cui debacle complessiva enorme e senza eccezioni (a parte il Partito Comunista di Rizzo che ha una genesi sganciata dalle elezioni e che andrà valutato bene fra qualche anno), segna la fine del processo politico nato dalla Bolognina e dunque delle varie articolazioni ideologiche e strategiche della sinistra come la conosciamo da allora.

E’ dunque a partire da questo difficilissimo quadro di cui abbiamo tentato di delineare alcuni spunti, e a meno che non sia smentito o corretto da riflessioni nei commenti, che nei prossimi giorni inquadreremo le questioni legate alla fase politica e, quando sarà il momento, la formazione del nuovo governo.

da: Precari united