Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano

Riflessioni attorno alla passeggiata notturna

Quante volte camminando per la strada ho pensato a quelle parole intrappolate nella gola a un passo dal fuori. Parole che mi ero fatta sfuggire e che solo ora per strada ritrovavo. Le calpestavo mentre si faceva sera. avrei voluto avercele così chiare poco fa quando al lavoro, in casa, a scuola, in ospedale credevo che il problema fossi io. Le mie ragioni, le avevo limpide e filanti nella mente ma un attimo prima di uscire si erano bloccate trovandosi incompatibili all’aria aperta. incompatibili ma necessarie come il rispetto, la libertà e i diritti. Non sono stata abbastanza svelta, aggressiva: ma è strano che debba esserlo.

Per strada passo dopo passo ho visto le parole della testa fermate alla dogana del mondo. Parole immigrate che non hanno diritto di coesistere con le altre. Non c’è posto nel nostro linguaggio per parole che non siano strettamente legate alla cultura, al tempo e alla storia, la storia degli uomini, la storia del patriarcato moderno. La storia delle donne invece è rimasta senza voce intrappolata nelle strade, nei muri esterni delle città che le hanno viste passare con lo sguardo assente. Tra il cemento è stata partorita una semantica clandestina e rivoluzionaria, forse l’unica che poteva ammaestrare la fiera del capitalismo.

Le strade con le parole e il silenzio dentro le mura. Perché dentro le mura, negli uffici, negli ospedali, nelle fabbriche, nelle scuole, nei cinema e nei tribunali tutti sanno che il privilegio di essere uomini non è solo una questione di maschilismo, di fascismo e di sessismo ma è piuttosto una questione di sopravvivenza. Si rischierebbe altrimenti di attentare alla stessa stabilità di quelle stanze e quelle pareti che bene reggono e contengono le cose serie, senza le quali ogni uomo si sente perduto e solo di fronte al mondo.

Le cose perfette sono cose serie, sono quelle che si rifanno a un modello, a un colore della pelle, a uno status, a un ruolo sociale, a un genere. sono quelle che inevitabilmente producono scarto ma l’alternativa, spaventosa per chi disprezza i colori, sarebbe vivere tutti imperfettamente. Le cose serie sono quelle che possono essere realizzate, quelle che si possono fare, sono il concime dell’individualismo. Le cose serie producono solo due cose o denaro o fame.

Per strada invece contano i passi, le scarpe e i piedi che le calzano. Non sono cose serie ma cose reali quelle che osserviamo quando camminiamo nella via che ci porta a casa. Ogni volta possiamo notare qualcosa di diverso, ogni volta quei piedi sotto i nostri occhi e le nostre storie ci raccontano lotte quotidiane. Piedi che fuggono, che calpestano o che vorrebbero calpestare, piedi leggeri o freddi, nudi o coperti, piedi buffi e imperfetti che ci permettono di muoverci e sentirci parte di un tutto. I nostri passi scandiscono il ritmo di un pensiero condiviso, vario ma coerente.

La forza sta nel sentire l’eco che producono.

Le strade appartengono alle donne.

Le donne, insieme ai migranti, agli sfruttati, agli emarginati, sanno parlare a tutte quelle cose vere che non reggono mai il confronto con quelle utili. Cose libere come i nostri corpi e i nostri pensieri presi in ostaggio dalla paura di perdere il controllo, i privilegi e le gerarchie. tuttavia ad ogni incrocio ogni donna crede ancora che sia possibile insegnare ai propri figli e al mondo le grandi virtù e non le piccole, come scriveva Natalia Ginzburg.

Le piccole virtù, in se stesse, non hanno nulla da fare col cinismo, o con la paura di vivere: ma tutte insieme, e senza le grandi, generano un’atmosfera che porta a quelle conseguenze (…) Il modo di esercitare le piccole virtù, in misura temperata e quando sia del tutto indispensabile, l’uomo può trovarlo intorno a sé e berlo nell’aria: perché le piccole virtù sono di un ordine assai comune e diffuso tra gli uomini. Ma le grandi virtù, quelle non si respirano nell’aria: e debbono essere la prima sostanza del nostro rapporto coi nostri figli, il primo fondamento dell’educazione. Inoltre, il grande può anche contenere il piccolo: ma il piccolo, per legge di natura, non può in alcun modo contenere il grande.”

Le grandi virtù che la scrittrice racconta sono la generosità, l’indifferenza al denaro, il coraggio e lo sprezzo del pericolo, la schiettezza e l’amore alla verità e al prossimo, l’abnegazione e il desiderio di essere e di sapere. Parole di cui le strade del mondo hanno nostalgia e memoria, di cui solo i nostri passi ne hanno testimonianza. Sono quelle le parole che ci fanno stare tranquille camminando per strada pensando a quel discorso che vorremmo fare e urlare. Perché quel discorso non è solo immaginazione o fantasia è la coscienza latente dell’uomo e della donna, l’intelligenza che guarda alle cose vere.