Dopo Macerata, che fare?

Invito ad una discussione collettiva e pubblica.

Pensiamo che la composizione della grande manifestazione antifascista a Macerata del 10 febbraio sia stata eterogenea e che le ragioni che abbiano spinto le persone a partecipare siano state molteplici.

Antisessismo. Una giovane ragazza morta alla quale viene applicata ancora violenza attraverso il tentativo sfrenato di farla finire dentro una categoria o un’etichetta. Non sarà più Pamela, ma sarà la “tossica “o la ragazza fatta a pezzi dai nuovi nemici, i “Nigeriani” o ancora e più banalmente, la ragazza italiana uccisa dagli immigrati. In ogni caso la conseguenza tristemente scontata – in quanto patriarcale – di questo blaterare, è che la donna ha bisogno di essere difesa e protetta da un maschio, perché più fragile per sua natura.

Antirazzismo. Un sommerso e latente populismo emerso nelle chiacchiere da bar e nel consenso dilagante verso la politica salviniana, che altro non è che una fortificazione di quel senso di egoismo individualista e di paura della diversità, che nella nostra società sembra dilagare.

Antifascismo. Un atto terroristico fascio-leghista, una tentata strage rivendicata politicamente da Forza Nuova. Eppure la risposta dello Stato si concentra nel proibire le iniziative di solidarietà alle vittime. La sospensione della democrazia, delineata benissimo dalle manovre che il Governo ha compiuto in risposta a una determinazione di massa per esprimere il proprio dissenso non solo ai fatti di Macerata, ma anche alla modalità di gestione di questi, rendendo possibile l’impossibile. Impossibile, per noi, pensare di vietare un diritto, quello di manifestare, quello di dissentire, quello di essere liberi.

I punti citati sono solo alcune delle pluralità tematiche e motivazionali che hanno riempito le strade di Macerata. Quello che si è generato, non è stato solo un punto fermo e di rottura rispetto all’autoritarismo del Ministro degli Interni, ma è stata soprattutto un’apertura totale alla discussione e al ragionamento. I numerosi interventi che si sono susseguiti al microfono durante il corteo e che sono riverberati fino a Roma, ne sono la chiara dimostrazione. Tante donne e tanti uomini si sono riappropriati della partecipazione ad uno spazio politico pubblico e comune, portando come contributo non solo i corpi ma le parole. Parole che generano pensieri, ragionamenti che se fatti insieme tra diversi, sono crescita intellettuale e arricchimento per ognuno di noi.

Abbiamo bisogno tutte e tutti di stare insieme, di tessere reti, costruire o consolidare legami sociali e soprattutto di continuare a discutere su quanto è successo a Macerata e da Macerata. Insieme dobbiamo canalizzare questo senso di rabbia che ci accomuna, farlo in maniera costruttiva per trasformare la singola paura in un comune coraggio.

Ecco perché proponiamo a tutte le persone e a tutte le organizzazioni che da Senigallia sono andate a Macerata – e anche a coloro che non ci sono andati ma cercano spazi di discussione – di incontrarci venerdì 23 febbraio alle ore 21.00 presso lo Spazio Comune Autogestito Arvultùra (via Abbagnano 3 – Senigallia) per una grande assemblea pubblica dove confrontarci su come portare avanti in città quella ricomposizione sociale e quel comune politico che si è espresso nelle strade di Macerata. Ancora una volta è il tempo di non delegare, di partecipare in prima persona, fuori da ogni social network.