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Il corpo di donna è corpo antifascista

Da lontano osservo il gelo umano che si consuma a seguito del folle raid razzista commesso da Luca Traini nella giornata di sabato a Macerata.

Non vi è alcun dubbio sul fatto che un gesto del genere necessiti di una cieca follia, ma è anche chiaro come questa abbia una guida, uno schema, una base di idee e di valori che autorizzano una persona a considerare gli esseri umani secondo diverse categorie del diritto, della responsabilità e dei doveri.

Tale sistema si chiama fascismo e le modalità che coltiva e applica sono quelle del razzismo, della xenofobia, della misoginia e della violenza.

Ma ciò che sbalordisce, in un momento così atroce, è la reazione di tutta un’Italia fatta di piccole persone che difendono il comportamento di Luca Traini perché animato dalla volontà di vendicare la morte di Pamela Mastropietro.

Tutta un’Italia fatta di piccole persone che credono che una violenza commessa da un nigeriano meriti una atrocità di tale portata su degli innocenti, colpevoli di avere la pelle nera; mentre non muove un dito quando ad assassinare o violentare una donna è un connazionale, con la pelle bianca. Una massa di persone composta da chi considera gli esseri umani – appunto – secondo diverse categorie del diritto e delle responsabilità; che pretende di stabilire come e quando farsi giustizia.

Quello che però mi fa rabbia è che tale sistema di valori non mira alla difesa dell’indipendenza, dell’uguaglianza o della libertà della donna; al contrario, ne riafferma una pretesa proprietà fisica, morale ed economica da parte dell’uomo, ovviamente bianco.

Una violenza che stabilisce il corpo di donna come campo della speculazione politica e terreno di sfogo della frustrazione maschile, paradossalmente e vergognosamente decidendo anche quanto sia grave ed in che modo punirla.
Che ci piaccia o no, in Italia la violenza sulle donne la fanno gli italiani, mentre dai dati diffusi da Adnkronos nel mese di agosto del 2017, secondo i numeri ufficiali del Ministero degli Interni italiano, quella commessa dalla popolazione migrante registra un calo. Verrebbe paradossalmente e cinicamente da dire che sia più facile far capire ad uno straniero che ci deve rispetto che ai nostri stessi connazionali.

Però per quale motivo l’Italia s’è desta difronte a un gesto atroce commesso da un cittadino non italiano e non difronte ad uno commesso poche settimane prima da un connazionale? A chi giova questa rabbia che non riguarda la violenza sulla donna bensì un odio discriminante e incontenibile verso una categoria di persone?

É semplice e triste la risposta: Luca Traini stesso era un candidato alle elezioni della Lega Nord, e Forza Nuova ha ufficialmente dichiarato che si occuperà delle spese legali di questo sciacallo. Gli stessi gruppi di persone riuniti sotto il nome di un partito che segue, predica e diffonde quel sistema di valori fondato su razzismo e violenza.

D’altra parte assumersi la responsabilità di essere parte di un degrado civile, di scelte economiche e sociali suicide, di politiche che avvantaggiano e privilegiano i grandi potentati e riducono in ginocchio i semplici cittadini sarebbe stato troppo complicato.

É più facile decidere che alcuni uomini contano meno di altri e per questo non hanno il diritto di venire nel nostro paese, non hanno il diritto di costruire una vita nel nostro paese, non hanno diritto ad essere giudicati dalla legge per i loro crimini da un tribunale nel nostro paese.

É più facile dire che i neri ammazzano le donne per poter coltivare un odio generale che non solo ci fa dimenticare i veri problemi di questo paese, ma che addirittura si presenti catartico nel consegnare al “popolo” il “mostro” su cui sfogare le ansie e le paure che oggi covano in profondità nel corpo sociale.

Come per esempio, tra i tanti, riconoscere che nel nostro paese c’è un problema serio che riguarda il rispetto delle libertà fondamentali delle donne, tanto nel mondo del lavoro quanto nei frangenti della vita quotidiana e troppo spesso di quella familiare.

In un clima di tale violenza e di assoluta irragionevolezza mi rifiuto in quanto donna di essere corpo della speculazione di stampo razzista e fascista.
Rifiuto la logica malata di chi usa il mio corpo come scenario di sfogo di una frustrazione che non sa leggere in termini sociali e politici, ma solo violenti e denigranti.

Le donne più di chiunque altro hanno corpo antifascista, perché più di chiunque altro rifiutano la logica della differenza che denigra o criminalizza, che stigmatizza o giustifica l’uso della violenza come arma di sopraffazione e annientamento.

Colui che ha ammazzato quella giovane ragazza sarà giudicato in un’aula di tribunale secondo la legge che questo paese con difficoltà riesce a far rispettare, specie quando si tratta della donna.

Mentre quello di Luca Traini manifesta un grande problema; l’emergenza razzismo che ci divora, in un contesto dove mentre il tasso di immigrazione registra un calo, quello dell’intolleranza un innalzamento di dimensioni da strage.